Il benessere reciproco negli interventi assistiti con equini: prove sperimentali dell’ipotesi bidirezionale e importanza delle modalità di interazione.
Questo è il titolo dello studio effettuato dalle ricercatrici Claire J. M. Short e Rebecca M. Calisi dell’Università della California, ubblicata lo s corso 15 settembre su Scientific Reports che ha preso in esame 61 adolescenti e 4 equini in miniatura, nello specifico due pony e due asini.
La novità di questo studio è che ha osservato e registrato non solo il comportamento degli umani coinvolti, ma anche quello degli animali che interagivano con loro.
Una bi-direzionalità che secondo le ricercatrici ha precise ragioni di essere: la Two-ways Hypothesis infatti osserva che il comportamento umano influenza le risposte dell’animale, che a loro volta possono agire sul benessere emotivo dell’umano in questione.
Un flusso continuo di scambi reciproci che determina la qualità della relazione, da cui dipende in modo significato l’effetto totale dell’esperienza.
Detta in soldoni, questo studio sottolinea che non basta stare vicini a un pony o a un asinello per avere un effetto positivo sull’umano dalla loro compagnia: conta anche come ci comportiamo con lui nel tempo passato insieme.

Come si è svolto l’esperimento?
Nelle strutture dello Skyheart Sanctuary a 61 adolescenti, presi singolarmente, sono state assegnate in modo casuale due modalità di contatto (carezze lungo il dorso e grattini sul collo, tipo mutual grooming) con due pony e due asinelli abituati alla presenza umana, non trattenuti e liberi di allontanarsi secondo la loro volontà.
Ogni sessione di interazione durava tre minuti, prima e dopo di quei tre minuti venivano i ragazzi autovalutavano ansia, tristezza, solitudine, eccitazione e calma provati.
E seppure coi limiti di questa misurazione fatta su se stessi, i risultati hanno parlato chiaro: le variazioni erano significative, e anche se non si può parlare di effetti terapeutici duraturi il beneficio emotivo immediato è stato perfettamente ‘fotografato’.
Un altro dato interessante dello studio è quello realativo ai grattini: ai pony e agli asinelli piacciono più delle carezze sulla schiena, la percentuale di allontanamento dei soggetti ‘trattati’ è dell’88,9 % nel caso delle carezze sul dorso e del 41,7 % nel caso della simulazione di grooming.
Da questa informazione poi segue un’altra osservazione: quando l’animale rispondeva ai grattini con quell’adorabile arricciamento del labbro superiore che tutti noi conosciamo così bene, l’umano in contatto con lui riconosceva una riduzione del senso di solitudine molto maggiore.
La vera sorpresa delle osservazioni?
Che chi vedeva il pony o l’asinello allontanarsi ha riferito di una maggiore riduzione della tristezza, dando alle ricercattrici le basi di una osservazione controintuitiva: vedere che un animale è libero di scegliere può avere un significato emotivo positivo.
Perché in fondo noi umani in generale, e gli adolescenti in particolare, siamo meno egoisti di come ci dipingono: la libertà di scelta di un altro essere ci fa piacere, e il rispetto della sua libertà è una esperienza importante tanto quanto il benessere che riceviamo dallo stargli vicino.
Una implicazione significativa anche per comprendere movimenti emozionali ben più complessi e affollati di un piacevole e reale incontro a base di grattini e carezze, a pensarci bene.
Nota bene: lo studio è dichiaratamente limitato e ridotto sia per numero di animali coinvolti che per le modalità di raccolta dei dati, che sono osservate direttamente dai partecipanti e non registrate. secondo un metodo di codifica comportamentale indipendente.
Inoltre manca il gruppo di controllo, il che impedisce di attribuire con certezza tutti i miglioramenti emotivi alla presenza degli equini.
Ma comunque sia le ricercatrici californiane, quei 61 adolescenti e i 4 mini-equidi coinvolti nell’osservazione ribadiscono un concetto che, empiricamente, anche noi conosciamo bene: se noi facciamo stare bene i nostri cavalli, o i nostri pony, o i nostri asini loro contribuiscono a far stare ancora meglio noi.
Qui la ricerca originale su Scientific Reports





















